Una delle opere più influenti del design contemporaneo degli ultimi vent'anni entra in una collezione museale internazionale.
Ci sono progetti che riescono a superare i confini del proprio tempo, trasformandosi da esercizi di ricerca in vere e proprie pietre miliari della cultura del design. 100 Chairs in 100 Days di Martino Gamper è uno di questi. Nato a Londra nel 2007 come esperimento di cento giorni dedicati alla trasformazione di sedie recuperate, il progetto ha contribuito a ridefinire il dibattito sul riuso, sull'autorialità e sul processo progettuale, influenzando generazioni di designer e aprendo nuove riflessioni sul rapporto tra oggetti, memoria e trasformazione.
Oggi, a quasi vent'anni dalla sua realizzazione, l'intera serie entra in una collezione museale internazionale, segnando un nuovo capitolo del progetto.
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100 Chairs in 100 Days, l’installazione alla Triennale di Milano, ©Archivio fotografico Triennale Design Museum, ph. Fabrizio Marchesi
Fin dagli esordi, Martino Gamper ha costruito una ricerca incentrata sulla trasformazione degli oggetti esistenti. Muovendosi tra design, arte e artigianato, il designer ha sviluppato un approccio che privilegia il processo, la sperimentazione e la rilettura di forme e materiali già presenti nel mondo che ci circonda. Una visione che trova in 100 Chairs in 100 Days la sua espressione più riconoscibile.
Per cento giorni consecutivi, il designer ha raccolto sedie dismesse provenienti dalla strada, da abitazioni private e da mercatini dell'usato, intervenendo ogni giorno su un esemplare diverso attraverso tagli, assemblaggi e ricombinazioni. Il risultato è una serie di cento pezzi unici che sfuggono alle categorie tradizionali del design. Ogni sedia conserva tracce della propria storia originaria, ma allo stesso tempo assume una nuova identità. Più che una collezione di oggetti, 100 Chairs in 100 Days si configura come una riflessione aperta sul potenziale trasformativo del progetto e sulla possibilità di generare valore a partire da ciò che già esiste.

Martino Gamper, © Filippo Pincolini
Dalla sua prima presentazione, l'opera ha intrapreso un lungo percorso internazionale che l'ha portata in istituzioni come la Triennale di Milano, il Benaki Museum di Atene, il MIMOCA in Giappone, il RMIT Design Hub di Melbourne e la City Gallery Wellington in Nuova Zelanda. Un viaggio che sarebbe stato però molto diverso senza l'intervento di Nina Yashar e di Nilufar.
Nel 2009, quando il progetto era ancora agli inizi della propria storia espositiva, la fondatrice della galleria milanese Nilufar, decide infatti di acquisire l'intera serie delle cento sedute. Una scelta tutt'altro che scontata, che nasce dalla consapevolezza che il valore dell'opera risieda nella sua totalità piuttosto che nelle singole sedie considerate come pezzi autonomi. Da allora Nilufar ha custodito il progetto come un corpus unitario, preservandone l'integrità e accompagnandone il percorso attraverso mostre, prestiti istituzionali, attività di ricerca e pubblicazioni.
In una prospettiva attuale, 100 Chairs in 100 Days può essere letto come un caso precoce delle logiche che oggi definiscono il collectible design. Non perché nasca all’interno del mercato delle edizioni limitate, ma perché anticipa una delle sue strutture più rilevanti: l’idea dell’opera come sistema, più che come singolo oggetto.
Un passaggio che risuona con molte pratiche del collectible design contemporaneo, sempre più legate a curatela, narrazione e serie intesa come opera totale. In questa chiave, la forza del progetto di Gamper sta nella sua ambiguità: nato come gesto anti-industriale e anti-tipologico, finisce per risultare sorprendentemente compatibile con le logiche della collezione proprio grazie alla sua natura processuale e aperta.
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Nina Yashar e Martino Gamper, © Filippo Pincolini
A distanza di quasi vent'anni, questa visione trova oggi un importante riconoscimento. L'intera serie è stata infatti acquisita da una prestigiosa istituzione museale internazionale, il cui nome sarà annunciato nei prossimi mesi. Un passaggio che sancisce definitivamente il ruolo di 100 Chairs in 100 Days all'interno della storia del design contemporaneo e che conferma la rilevanza di una ricerca capace di influenzare generazioni di progettisti ben oltre il momento della sua realizzazione.
Prima del trasferimento nella nuova collezione museale, ci sarà una delle ultime occasioni per visionare il progetto progetto a Milano. Il 30 giugno 2026, Nilufar riunirà eccezionalmente una selezione delle cento sedie presso il Nilufar Warehouse, in una serata che celebra non una conclusione, ma l'inizio di una nuova fase della loro storia. Durante l'evento, Martino Gamper realizzerà inoltre un intervento di restauro sulle opere, proseguendo quella pratica di cura e trasformazione che da sempre accompagna la vita del progetto.
Un gesto che appare perfettamente coerente con la natura di 100 Chairs in 100 Days: un lavoro nato dall'idea che gli oggetti possano continuamente trasformarsi e acquisire nuovi significati. Oggi, con il suo ingresso in una collezione museale internazionale, anche il progetto stesso si prepara ad assumere una nuova identità, continuando a raccontare la propria storia alle generazioni future.
Tag: Design collectible Mostre Milano Nilufar Depot Nilufar Gallery
© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 25 giugno 2026





































